Lombardy

19 MARZO: LA FESTA DEL PAPÀ

Per me non è un giorno felicissimo da festeggiare perché io il papà non ce l’ho più e l’ho perso in modo molto violento ed ingiusto, però è un giorno importante per riflettere, fare qualcosa…

….come ricordare o non dimenticare mai;

…come condividere con chi mi può capire. La morte è più forte della vita perché impedisce di vedersi, di toccarsi, di parlarsi – il silenzio e il vuoto creano molto dolore…SENTI LA MANCANZA – ma non è più forte dell’amore, del legame e del ricordo che vivranno sempre. Infatti da quel giorno non ho mai smesso di avvertire la presenza di mio padre in ogni mio risveglio, momento importante, comportamento e sbaglio. Con un raggio di sole potente come una mano che si appoggia sulla spalla o non riuscire ad alzarsi dal letto perché quel giorno è proprio meglio così, perdere qualcosa e ritrovarla in un posto assurdo; a volte (quando sono demoralizzata, triste e priva di entusiasmo perché non riesco a realizzare i miei sogni e qualcuno o qualcosa frena il mio cammino) mi sento come una marionetta con qualcuno che muove i miei fili e mi fa rialzare in piedi anche se fa male ed è difficile…È lui e c’è sempre. Sono io a volte che lo ignoro, faccio le mie cavolate, perché nessuno può influire sul libero arbitrio, ma lui c’è, lui vive in me, in te, in noi;

…come ricordare a chi ha ancora il papà, di festeggiarlo, basta un abbraccio, un bacio in più, fargli una telefonata in qualunque angolo del mondo e qualunque tipo di rapporto ci sia tra di voi. Amore, stima, rabbia, odio, rancore, non vi parlate più. Oggi non importa… ditegli solo “ti voglio bene”. Vi garantisco che a tutti i papà del mondo farà piacere e voi vi sentirete meglio.

…come portare a casa un po’ di zeppole, sono buonissime.   


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UN MOSTRO A PARIGI

C’è più umanità in quella pulce, che in te orribile zecca!

Un po’ Fantasma dell’Opera, un po’ la Bella e la Bestia, un po’ Gobbo di Nôtre Dame, Francoeur  non è bellissimo, ma il suo cuore lo è, e poi balla, caspita se balla, canta, canta benissimo…”quale parte di non emettere un suono non hai capito?” e suona la chitarra divinamente. La dolcissima Lucille ne rimane ammaliata. A ME È PIACIUTO MOLTISSIMO, perciò andate al cinema a vederlo. Sono uscita dal cinema fluttuando – c’è romanticismo, avventura, coraggio, il cattivone – e ancheggiando per la vivacità dei numeri musicali, dei colpi di scena, delle gag nelle storie di Emile e Maud e di Raoul e Lucille.

Bravi Luc Besson che è il produttore e Bibo Bergeron, il direttore per questo film d’animazione in 3D. Come ambientazione è stata scelta la Parigi del 1910…che bella la Tour Eiffel!!

Per quanto riguarda la protagonista femminile Lucille nelle versioni francese e americana la voce è di Vanessa Paradis, mentre in quella italiana è della cantautrice Arisa. 

UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA

Ehi robocop?

Lui forte, molto forte, privo di tatto, apparentemente indifferente e un giovane padre senza un soldo. Lei bellissima, affascinante, sorridente, sicura di sé, addestratrice di orche…una principessa insomma. Niente in comune, davvero diversi ma così soli da trovare insieme una forza spaventosa, la capacità di aiutarsi e di accompagnarsi senza compassione, senza giudizi ma tanta voglia di “opé”.

La loro storia, dopo lo shock iniziale, si rivelerà forse la più commuovente storia d’amore, di complicità e di comprensione.

Il film di Jacque Audiard è un vero dramma ma, nonostante abbia avvertito un insieme di emozioni incontrollabili – crudeltà, ferocia e tanta rabbia – non ho mai provato pietà perché tutto è troppo forte…inizialmente avrei voluto scappare, chiudere gli occhi, ma non ci sono riuscita e ho voluto condividere ed affrontare il dramma di Stephanie: dalla luce al buio e dal buio alla luce. Il passaggio dalla felicità alla tristezza, dalla gioia al dolore, dall’abbattimento al riscatto, alla voglia di ricominciare. 

Marion Cotillard è davvero bravissima e in perfetta sintonia / contrasto con l’ottimo Matthias Schoenaerts: diventeranno un unico corpo in grado di reagire, anche nelle circostanze peggiori e ritrovare insieme la bellezza della vita.

Ho avuto i brividi durante la scena in cui Stephanie ritorna dalla sua orca e inizia a muoversi per chiamarla, le appare immediatamente, e così attraverso il vetro avviene il contatto con l´animale che imita tutti i suoi movimenti, come le aveva insegnato.

ADRIANO CELENTANO

Siamo spenti, e in effetti non ci vuole molto per capire che il senso della vita spesso ci sfugge. Voi dite che siamo qui riuniti, ma per quanti minuti ancora? Finita la serata, ognuno di noi tornerà ad essere solo nella propria casa, in attesa di un altro evento come questo. Ma questo non vuol dire stare insieme. Invece, stare insieme è essere legati da qualcosa che ci tiene uniti neanche quando siamo soli. Ma non l’abbiamo questo qualcosa, e i politici non l’hanno capito. Ma sta tornando… si tratta di individuare quel filo sottile, quasi invisibile, che è la capacità di legarci tutti insieme. Questo significa vivere in un progetto. Ma come realizzare questo progetto che sconfiggerebbe la crisi e portare la nostra nazione a sognare in qualcosa che può avverarsi? Pensate, un’intera nazione che sogna…Se si è in tanti a sognare, non c’è sogno che non possa realizzarsi. 

Il suo Rock Economy mi è piaciuto molto, a parte la tavola rotonda con il trio Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella e l’economista Jean Paul Fitoussi che ho trovato fuori luogo – e l’ha capito anche lui – in uno spettacolo dove non si ha voglia di politica, di polemiche. Qui si voleva solamente ascoltare e vedere l’artista…

Come era Adriano Celentano?

Beh, la prima serata pallido, teso dall’emozione di salire a cantare dopo 18 anni e sul palcoscenico dell’Arena di Verona -una scenografia  sublime – e “tornare” di fronte a novemilioni di spettatori e alle grandi aspettative.

La seconda serata molto meglio, più molleggiato e con un passo finale da brivido sulle note di Prisencolinensinainciusol…Molto apprezzata la scelta di modificare la scaletta depennando ospiti e argomenti inopportuni per dedicarsi solo alla musica.

Il look è sempre lo stesso, quello di Adriano, la giacca sformata, la maglietta, i pantaloni di velluto e i suoi stivaletti…Il mitico copri-spalla dei suoi film, c’era anche lui. Unica follia molto fashion: il berretto beige con le paillettes sul retro. Sì, si è proprio Celentano, al di là delle mode, come il suo carisma incondizionato capace di incantare tutti, con le sue espressioni, con le sue movenze anche se più lente, con la sua voce adesso più roca ma sempre intensa. A 74 anni, la sua autoironia, sul tempo che passa, per giustificare dimenticanze, trasmette tenerezza…”è stata un po’ dura questa volta perché 18 anni sono tanti e non mi ricordavo più i testi così per prepararmi per questi due concerti parlavo da solo e scambiavo perfino i testi delle canzoni” .

I suoi monologhi, i suoi silenzi e le sue pause improvvise sembrano prenderti in giro, ma Adriano Celentano è fatto così e gli si perdona tutto. Stonate, cambi d’umore e di scaletta compresi.

Ho trovato meravigliosi tutti i duetti – musicali e non – in cui Adriano ha voluto condividere il palcoscenico con Gianni Morandi. Era un po’ come se avesse bisogno di essere preso per mano. L’aiuto (estremamente garbato  e silenzioso) del suo grande amico è stato fondamentale per sentirsi a suo agio, minimizzare gli errori e vincere le emozioni, dimostrando di non aver perso il talento artistico e la sua straordinaria espressività.

Questa è la mia canzone preferita:

Una Carezza in Un Pugno

Io però, oltre a saper a memoria Azzurro e il Ragazzo della via Gluck, ho adorato e adoro i film con Adriano Celentano…il burbero dal cuore buono, simpaticissimo, dal viso così, così ma dal fisico mozzafiato. Un fascino che lo rendeva desiderabilissimo.

Ecco le scene più belle:

Segni Particolari: Bellissimo

Innamorato Pazzo

Il Bisbetico Domanto

Lui è Peggio di Me

CIAO ANTONIO: MI MANCHI TANTO

Le nostre passioni…
 per la vela: abbiamo vinto tutto anche quest’anno. 

Lo so che sei contento, tu eri con noi.

per il gelato alla stracciatellaogni volta che lo assaggio, penso a te.

I bei ricordi indelebili nella mia memoria 

Uno di questi…quando mi hai regalato Asereje delle Las Ketchup. Pur di accontentarmi hai comprato il singolo in una bancarella. Non sapevi mai dire di no. Tu eri così.

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti,                         
Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti,

Cammina al mio fianco e saremo per sempre amici… 

Tutto questo mi manca davvero tanto e ti voglio bene sempre.

Ciao Amico mio

LA GUERRA È DICHIARATA

 “Perché è capitato a noi?” si domanda Romeo 

“Perché noi ce la possiamo fare” gli risponde Juliette.

Quando l’amore vince su tutto. Un’intima autobiografia che rivela che, a volte, si può vincere contro il dramma, anche quando sembra di aver perso in partenza.

No, non sono ne impazzita, ne desidero rattristarvi. Invito tutti, ma proprio tutti ad andare al cinema. Questo film è differente perché esistono due modi di affrontare le difficoltà della vita: disperarsi lasciandosi travolgere dalla tragedia oppure reagire eroicamente e poi decidere di raccontare la propria storia sottolineando l’ottimismo, la vivacità piuttosto che gli aspetti negativi e dolorosi.

La guerra è dichiarata sceglie la seconda strategia e racconta di una giovane coppia – innamorati spensierati – che combatte con ostinazione e un pizzico d’incoscienza contro la malattia del figlio. Una dolorosa lotta contro il male e contro il destino con il sorriso sulle labbra, un’energia senza posa, una determinazione senza pari ed una bellissima e contagiosa storia d’amore. 

Nel ruolo dei protagonisti Romeo e Juliette ci sono Valérie Donzellila regista del film, e il suo ex compagno, Jérémie Elkaïm.  Valérie Donzelli e Jérémie Elkaïm sono un duo invincibile, sia dentro che fuori lo schermo. Loro stessi alcuni anni fa hanno affrontato la grave malattia del figlio Gabriel, che oggi ha dieci anni. Insieme hanno scritto la sceneggiatura basandosi sul diario tenuto dalla Donzelli durante quel periodo. Non è facile rivivere nelle condizioni drammatiche che la vita ha riservato loro realmente ma loro vitalità e la bellezza delle loro dichiarazioni d’amore sono tali che dovevano essere raccontate. 

Ho trovato meraviglioso il momento in cui la giovane coppia, a poche ore dal delicato intervento del loro piccolo, si stringono forte nel letto e trovano conforto parlando e scambiandosi con sincerità tutte le loro paure sulle conseguenze dell’intervento. “Io ho paura che mio figlio diventi…”…Così come fosse un gioco per lottare insieme e non farsi sopraffare dalla disperazione e dalla paura stessa. Un film amatoriale – è stato girato con una semplice macchina fotografica che disponeva della funzione video (solo il finale è in 35 mm) da una troupe ridotta – raccontato da tre voci fuoricampo. A tratti è un po’ strano ma nessun voyeurismo ingiustificato e nessun cinismo.

I due protagonisti non solo non smettono di vivere ma sono la dimostrazione cosa sia l’Amore tra due persone e che cosa diventa quando si è genitori. È tenerezza, complicità, trovare la forza l’uno nell’altro e… insieme…affrontare tutto e con il sorriso sulle labbra. Solo così si vince tutto.

Non sarebbero stati mai più gli stessi, ma sarebbero stati legati, l’uno all’altra per sempre.

DUE FILM SU NIBIRU: DA VEDERE E BASTA

Anche se mi inchino di fronte a Lars Von Trier per la sua profondità…ed avermi coinvolto totalmente nella storia: ero nevrotica e rassegnata durante tutto il film; mi sono sentita sprofondare sempre di più e senza alcuna speranza.

L’unico luogo concesso in cui confortarsi e salvarsi, è una caverna costruita con bastoni raccolti nel bosco.

Ho amato di più Another Earth con l’esordio come regista di Mike Cahill, forse perché l’argomento trattato è così intenso e delicato: perdonare l’imperdonabile ma ancora di più trovare il coraggio di chiedere perdono sapendo di essere il colpevole… 

Conosci la storia del Cosmonauta russo?

È stato il primo uomo ad andare nello spazio. Giusto! I russi hanno battuto gli americani. Quindi partì su questa grande nave spaziale, ma l’unico spazio abitabile era davvero piccolo e il cosmonauta era lì dentro, e aveva questo piccolo oblò e guardando fuori vide la curvatura della Terra per la prima volta. Il primo uomo ad aver visto il pianeta da cui proviene. E si perde in quell’istante. Poi all’improvviso, questo ticchettio…toc, toc, toc…iniziò ad uscire dalla console. Allora tirò via il pannello di controllo, prese i suoi attrezzi cercando di trovare il rumore, fermare il rumore. Ma non riusciva a trovarlo, non riusciva a fermarlo, continuava ad andare avanti. Poche ore così, ed iniziò a sentirsi come torturato. Pochi giorni passati con quel suono, e lui sapeva che, quel piccolo rumore, l’avrebbe distrutto. Avrebbe perso la testa.  Cosa doveva fare..? Era lì nello spazio, da solo, in una piccola cabina, e gli restavano 25 giorni prima di poter tornare. Lì con quel suono.

Allora il cosmonauta decise che l’unico modo per non impazzire era innamorarsi di quel suono. Così chiuse gli occhi, attinse dalla propria immaginazione, ed iniziò a fantasticare. Non sentiva più quel ticchettio, ma solo musica. E poi passò il tempo che gli restava navigando nello spazio in totale beatitudine e pace.

Another Earth uscirà nelle sale italiane il 18 maggio…finalmente!

Sono due film molto angoscianti e con lunghi silenzi, dopo la visione sarete perplessi e colpiti ma lo sapete, vi invito a vederli entrambi perché ne vale la pena.

LE 10 COSE CHE MI FANNO STARE BENE

Grazie al suggerimento di Triquetra, che ringrazio per avermi inviato questo post, vi parlerò delle 10 cose che mi fanno stare bene. Alla fine dell’elenco si devono menzionare 5 blog a cui passare la sfida, chi scegliere…?  

1) Svegliarmi la mattina con il naso ghiacciato del mio cane sulla fronte.

2) Prendermi cura di me stessa: denti, pelle, capelli, 15 minuti di ginnastica ogni giorno, e un po’ di Calèche per sentirmi perfettamente profumata, in ordine e soprattutto “dans ma peau”.

3) Il buongiorno della mia migliore amica.

4) Ascoltare la musica: ogni giorno è un nuovo giorno perciò mi piace scegliere la mia colonna sonora, quella che si addice di più al mio stato d’animo, al tipo di giornata. Per me è un po’ come scegliere cosa indossare.

5) Andare al cinema: niente mi rende più felice, specie se posso condividere questa mia immensa gioia. Inoltre “andiamo al cinema ? Non è una delle domande più piacevoli al mondo ? Il sorriso – sia di chi la porge, sia di chi la riceve – è istantaneo. Poi c’è tutta la fase che precede il momento: scegliere il film, il cinema, l’orario. Poi c’è la trepidante attesa e finalmente arriva il momento…l’omino all’ingresso che ti stacca il biglietto, qualche anteprima e shhhh…comincia il film…!

6) Il mio blog, che ormai fa parte della mia vita, una compagnia preziosa che mi ha salvato la vita. Un “adesso basta, ho di meglio da fare e da dare” che continuare fare cotoletta nel letto e farmi tormentare dall’insonnia divoratrice e dai pensieri devastanti. Che meraviglia scrivere, raccontare e leggere delle proprie passioni…tesori da condividere, che ti permettono di crescere e conoscere ancora. Grazie a tutti coloro che da settembre mi seguono e mi dedicano un po’ di tempo.

7) L’amore: amare e farsi amare…il bisogno d’amore è così infinito e fragile e l’amore è un dono anche se si esprime in tanti modi, rispetto, lealtà, amicizia, essere fratelli e/o sorelle.

8) Mangiare i dolci, ma solo i migliori al mondo. Ecco perché faccio ginnastica tutti i giorni.

9) Contemplare la bellezza: si trova ovunque nei libri, nei fiori, nella moda, nell’arte, nei profumi, nelle candele, nei luoghi del mondo, nelle persone, nei gesti, nella famiglia e negli amici.

10) Amare tanto gli animali.

Bene, io ho terminato il mio elenco. Ora tocca a voi. Questi sono i 5 blogger da me scelti:

LE SCARPE DA UOMO

Oggi vorrei dedicarmi all’argomento”le scarpe da uomo“.

Non so se capita anche a voi, ma io sono particolarmente attratta dalla bellezza e le scarpe possono solo essere belle, in particolare quelle da uomo.

Quando in giro vedo uomini bellissimi, belli, carini, brutti o bruttini alla fine mi cade sempre l’occhio sulle scarpe che indossano e il più delle volte che delusione, che orrore: le punte sono o a becco di papera o con la punta all’insù (in quanto troppo lunghe o boh sarà la moda),  le forme sono troppo allungate o tozze, grosse (simili a carri armati), peggio ancora totalmente sformate e poco curate.

Credetemi l’uomo con l’abito sartoriale più bello diventa una schifezza se abbinato a delle brutte scarpe. Invece un uomo con un abito così così può diventare sublime con delle scarpe mozzafiato.

Persino i jeans assumono un’estetica diversa, le gambe sono più slanciate, se indossati con un bel mocassino.

Per gli uomini io sono un po’ perfida ed intransigente: solo alcune scarpe sono ammesse nel loro guardaroba e solo di alta qualità.

Lasciate perdere quelle cheap o di moda…sono tutte terribili.

Io preferisco di gran lunga le scarpe inglesi con nomi come John Lobb, Crockett & Jones, Edward Green, Church’s, James Taylor & Son. Sono più che certa che mi starete mandando al diavolo per via dei prezzi. Lo so, e avete ragione, ma un uomo non ha bisogno di tante scarpe come le donne. Poche ma buone e allora l’investimento è giustificato e possibile.

Un uomo dovrebbe avere:

1 mocassino per jeans o abbigliamento casual. Io lo preferisco color cuoio e di camoscio, ma va benissimo di pelle color cuoio (scegliete un bel tono vivo e corposo) o nero;

1 stringato cuoio o di camoscio, nero o marrone;

1 Church’s in camoscio color marrone o cuoio;

1 Church’s versione da montagna;

1 Monk shoe doppia fibbia. Io amo le John Lobb in camoscio. Ma bellissime anche in cuoio marrone o nero. Le Sutor Mantellassi sono molto belle, realizzate totalmente a mano, ma ultimamente le forme sono un po’ troppo allungate o squadrate. Troppo fashion!

1 Monk shoe con una fibbia. Church’s, John Lobb, Edward Green;

1 Scarpa da smoking mocassino o stringato in vernice nera.  Fate attenzione ad evitare calzature in PVC scadente (vinile), non solo hanno un aspetto davvero cheap ma si spaccano, si grinzano e si pelano. Devono essere eleganti, semplici ed essenziali. Niente fronzoli o decorazioni. Ho visto che Church’s ha una bellissima scarpa da smoking.

1 Pantofola nera Crockett & Jones oppure Church’s personalizzata…Un regalo perfetto.

Uomini !!!

E’ importante scegliere il modello che più vi piace, vi sta bene (lasciate perdere la moda, niente punte tonde, squadrate, niente colori eccentrici, per voi esiste solo lo stile!) e in base al momento d’uso…Importantissima è la lunghezza del pantalone.  

Non mi interessa se all’ultima edizione di Pitti Uomo ha sfilato l’uomo con l’orlo alla caviglia. Erano inguardabili i modelli, figuriamoci gli uomini normali. Bisogna essere impeccabili, non ridicoli.

Il pantalone non deve fare lo sbuffo ma deve cadere a piombo sulle scarpe e non fare alcun tipo di piega. Il modello classico deve avere preferibilmente un orlo con risvolto di 4 cm, nel caso si tratti di uno smoking o di un frac, in questo caso vale l’orlo classico.

Ricordatevi che le pence tendono ad ingrassare, misuratevi bene sulla bilancia prima di capire se fanno per voi.

I pantaloni non devono essere troppo larghi sul fondo, ne troppo stretti, ne troppo lunghi, ne troppo corti!  

Torniamo ora alla vostra scarpiera dove ci devono essere almeno le seguenti scarpe: un paio nero, uno marrone, uno in camoscio e uno di vernice nera. Per questo tipo di scarpe vale la pena investire (se vi fanno male perché avete un piede particolare, a questo punto optate per il su misura) anche perché se conservate bene dureranno a lungo. Vanno riposte nell’armadio con le apposite forme, possibilmente in legno, e devono essere pulite, lucidate. Le punte e il retro dei tacchi devono essere sempre ripassati con il lucido dello stesso colore. Quel bianchetto orrendo non si deve vedere. 

Ecco le più belle:

E per l’estate? 

Vi concedo nel tempo libero il mocassino senza calze, vanno bene le Car Shoe di qualsiasi colore o materiale.

Al mare scegliete le espadrillas. No infradito o sandali che non si possono guardare.

ARTEMISIA GENTILESCHI IN MOSTRA A MILANO

Qualche mese fa una mia amica (il suo blog My Cup Of  Tea è tra i miei preferiti) mi ha consigliato di leggere un libro…

Mi sono innamorata della protagonista

ARTEMISIA GENTILESCHI

perché oltre ad essere una straordinaria pittrice “caravaggesca”, capace di dipingere e trasmettere tutte le sue emozioni  (e ne ha passate di tutti i colori) in tutte le sue opere, è il simbolo della bellezza e della tenacia che solo una donna può possedere. 

Quello che sa fare una donna

Oggi sono andata a Palazzo Reale di Milano dove fino al 22 gennaio 2012 è allestita la mostra più completa mai realizzata su Artemisia.

Dopo aver letto il libro, sono rimasta ancora più incantata dai dipinti perché davvero parlavano di lei e attraverso la sua bravura e la sua tecnica ho potuto ripercorrere tutti i momenti importanti della sua vita. 

Il mio quadro preferito?  DANAE

BACIATA dall’innamorato Giove, un’incurante – e quasi annoiata – principessa Danae è da lui cosparsa di una pioggia di monete d’oro raccolte dalla fantesca.

Si tratta di una delle rappresentazioni più cariche di sensualità della storia di Danae.