EVA

Che cosa vedi quando chiudi gli occhi?

Questo sofisticato film, dopo il successo alla Mostra di Venezia 2011, ha vinto diversi premi tra i quali spiccano il Goya Award come miglior regista esordiente e il Gaudi Award come miglior film catalano e devo dire che se li merita tutti.

Si tratta di un gioiellino del cinema catalano che è riuscito a colpire al cuore, ai sentimenti – tenerezza e tristezza sono fortissime per tutto il tempo –  ma arrivi con tutto il cuore gonfio alla fine del film.  Bravo Kike Maìllo, bravi gli autori, bravi gli sceneggiatori e bravi tutti gli attori perché sono riusciti combinare perfettamente fantascienza, dramma interiore e analisi sociologica in una fiaba cibernetica con protagonisti umani,, animali meccanici e prototipi sperimentali. Questi robottini trasmettono le stesse emozioni degli umani: le loro gioie e i loro dolori.

Ho letto che il regista è un grande amante di robot, da sempre beh in questo film, la sua passione ce l’ha messa tutta.

Ecco forse credo più alla possibilità  di una convivenza tra esseri umani e robot e sul fatto che quest’ultimi possano assomigliarci ed essere una compagnia all’uomo rispetto alla clonazione umana che trovo aberrante.

Un Robot come il gattino o il maggiordomo tutto fare che puoi regolare il suo livello di emotività – “puoi tornare al livello 8 perfavore” – lo trovo stupendo magari una bambina vera e propria è un filino esagerato, ma gli automi sono sempre stati così affascinanti. Pensate anche a Hugo Cabret all’emozione di quando l’automa prende vita, la stessa in questo film quando Alex,  famoso ingegnere di cibernetica, dà vita al robot bambino che in un primo momento è dolce, curioso, interessato, intelligente, perspicace, ma poi si ribella , diventa disubbidiente e aggredisce il suo stesso creatore.

Il film ruota intorno ad Alex, misterioso e ombroso scienziato che torna a Santa Irene, suo paese d’origine dove ha lasciato famiglia e un cuore spezzato, per portare a termine una delicata missione per la facoltà di Robotica: realizzare di un robot che abbia le sembianze di un bambino e che possa di crescere in tutto per tutto come un essere umano. Incontrerà Eva, una straordinaria bambina che è bellissima, divertente , sveglia e molto intelligente. Forse troppo perfetta. Attenzione al finale a sorpresa e con tante lacrime.  

La piccola Claudia Vega in una scena del film EvaIl film è stato girato  tra le montagne innevate della Svizzera e della Spagna – proprio per dare un senso ovattato e allo stesso tempo un atmosfera idilliaca ed inquietante, perfetta per le reazioni emotive che sorgeranno durante questa fiaba che affascina e sorprende per la sua particolare genuinità e il suo candido realismo.

Eva rispetto ad altri film sui Robot è molto caldo e coinvolgente. Nessun rumore di meccanismi o ingranaggi strani ma “ampolle” contenenti i sentimenti che formano il cervello, pelle che sanguina e lacrime che segnano il viso. Una fanciulla innocente che incarna la ricerca umana della perfezione e insieme la voglia di due genitori di concepire un figlio che riesca ad amarli ad ogni costo. 
Ma tutti prima o poi ci ribelliamo alla perfezione, alla costrizione e alle bugie.
“Non voglio essere cattiva”
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