MARILYN

   Le donne sono dotate di due armi formidabili: il trucco e le lacrime.

Fortunatamente per gli uomini, non possono essere utilizzate contemporaneamente.

Quando si parla di Marilyn Monroe, forse penso veramente alla donna più bella del mondo, ma anche così fragile ed indifesa. Non posso fare a meno di essere incantata e allo stesso tempo essere triste per lei. 
Lei sognava di essere la Star più famosa di Hollywood e non importa che fosse brava, un talento naturale oppure incapace di recitare, capricciosa, assurda, costantemente bisognosa di essere rassicurata e guidata…lei lo era diventata e tutto questo era parte della sua incredibile bellezza, con quell’espressione un po’ bambina anche se perennemente malinconica.
Gli uomini di allora volevano donne belle e mai troppo intelligenti. …E lei era sempre troppo fragile, non riuscirà mai a gestire questa situazione, che la tormenterà dentro per tutta la sua esistenza, forse  proprio per il continuo suo desiderio di emancipare se stessa e la donna in genere sfruttando il successo che sapeva di poter ottenere.
Questa sarà la grande illusione della di vita Marilyn Monroe perché la superficialità uccide e se non uccide ti corrode dentro e lei sarà condannata ad essere solamente il suo personaggio.
Il suo dramma: voleva amare per essere amata più di ogni altra cosa ed era una donna con il terrore della solitudine e i suoi amori infelici e disperati, compreso il Presidente J.F.Kennedy e suo fratello Bob la lasciarono sempre terribilmente sola. Nessuno forse l’ha amata davvero.
Un sogno di celluloide, una vita da vetrina…tutto finto…! Quello stesso scintillante mondo, di cui tanto voleva farne parte, l’ha sfruttata e dopo averla distrutta, divorata, l’ha anche abbandonata.
Ho trovato questo film una meraviglia molto delicata e toccante di fronte ad una donna luminosa, fragile, capricciosa, tenace, e al culmine della sua popolarità. Per nulla facile interpretare Marilyn Monroe…i gesti, le espressioni, le sue bellezze e le sue insicurezze perciò devo dire che Michelle Williams (la sua prima apparizione risale a Dawson’s Creek) è stata bravissima.
La regia è di Simon Curtis e il film è basato sui due diari scritti da Colin Clark, The Prince, The Showgirl e Me and My Week with Marilyn, che raccontano le esperienze sul set del film “Il principe e la ballerina” e dei giorni trascorsi in compagnia di Marilyn.
Lo scrittore si ritrovò a passare una settimana da solo con la donna più desiderata del mondo, fianco a fianco con lei, in giro per l’Inghilterra e se ne innamorerà, scoprirà di essere in grado di capirla meglio di chiunque altro, ma anche una favola piena di tristezza.
Siamo nel 1956 e Marilyn è all’apice del successo
 – in luna di miele con il terzo marito, il drammaturgo Arthur Miller, e decide di mettercela tutta per imporsi come grande attrice e diventare produttrice di se stessa per un film interpretato dal più grande attore inglese, sir Laurence Olivier, aiutata da Paula Strasberg. Il cast è pieno di star: Kenneth Branagh fa Olivier, Julia Ormond fa Vivien Leigh, la moglie di Laurence Olivier, molto gelosa di Marilyn e poi ci sono Emma Watson, Judie Dench, Dougray Scott che interpreta Miller, mentre il protagonista maschile è l’emergente Eddie Redmayne.
Ho amato questo film perché il regista e la protagonista riescono a far risplendere la personalità di Marilyn Monroe: una dea che ancheggia mentre cammina e incanta sapendo usare meravigliosamente il linguaggio del corpo e quello privato, fragilissimo, malinconico, desideroso di amore.  
«A volte mi sento come una bambina persa nella tempesta. Dove posso nascondermi?»
«Marilyn, tu non ti sei persa nella tempesta. Tu sei la tempesta!
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