IL PRIMO UOMO

 
 
IL PRIMO UOMO/ Un film che punta dritto al cuore di Camus (e di tutti noi)

Lo scrittore Jean Cormery torna nella sua patria d’origine, l’Algeria, per perorare la sua idea di un paese in cui musulmani e francesi possano vivere in armonia come nativi della stessa terra. Ma negli anni ’50 la questione algerina però è ben lontana dal risolversi in maniera pacifica. L’uomo approfitta del viaggio per ritrovare sua madre e rivivere la sua giovinezza in un paese difficile ma solare.
Insieme a lui lo spettatore ripercorre le vicende dolorose di un bambino il cui padre è morto durante la Prima Guerra Mondiale, la cui famiglia poverissima è retta da una nonna arcigna e dispotica. Gli anni ’20 sono però per il piccolo Jean il momento della formazione, delle scelte più difficili, come quella di voler continuare a studiare nonostante tutte le difficoltà. Tornato a trovare il professor Bernard, l’insegnante che lo ha aiutato, salvato e sorretto, Cormery ormai adulto ascolta ancora una volta la frase che ha segnato la sua vita: “Ogni bambino contiene già i germi dell’uomo che diventerà”. 
Gli attori sono perfetti: Jacques Gamblin possiede sia la malinconia che il carisma necessari per esprimere al meglio l’anima di una figura complessa come Jean Colmery. Tutti i volti che regalano dignità, drammaticità e verità a tutte le parti, anche le più piccole: su tutti  mi ha colpito Catherine Sola,  nelle vesti della madre di Jean.
Gianni Amelio entra nel romanzo postumo di Albert Camus e ripercorre a ritroso le vicende di un personaggio straordinario, silenzioso e deciso, che ricerca nel proprio passato anche doloroso le convinzioni che lo hanno portato ad essere ciò che è nel presente. La sensazione che arriva dallo schermo è quella di un film in cui si soffre molto, insieme al protagonista, anche se è molto difficile giudicare, vista la realtà molto complessa. 
Una difficile realtà vista con gli occhi di un bambino, no…non è un film leggero, lascia un po’ angosciati, ma il tutto è curato con  molta sensibilità da parte  del regista.
E’ un film che mira al cuore e ricco di momenti commoventi: il reincontro con il maestro elementare Germain Louis, la domanda  “chi sono i poveri?” del bambino. “siamo noi” risponde la madre”, “ah, allora va tutto bene” -, il suo rapporto con il mondo adulto, con il bene e con il male. 
Una narrazione profonda di sguardi, ritmo, colori, davvero intensi. Colpisce molto anche il grande silenzio che regna nel film.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...